Napoli Rione Sanità

Fino a 20 anni fa il Rione Sanità era conosciuto solo come luogo da evitare, una sorta di ghetto dimenticato dal resto della città e dai turisti, nonostante la bellezza diffusa e la presenza di tante emergenze architettoniche e di luoghi ipogei straordinari. Un luogo impreziosito da palazzi settecenteschi con le scenografiche scale aperte dell’architetto Ferdinando San Felice, dalle catacombe paleocristiane (San Gennaro, San Gaudioso, San Severo), dalle magnifiche chiese, come la basilica di Santa Maria alla Sanità. E poi, il cimitero delle Fontanelle, antico ossario realizzato nelle cave di tufo, dove è nato il culto delle cosiddette anime pezzentelle. Si tratta di un rituale ancestrale, diffuso anche in altri luoghi della città partenopea, che consiste nel prendersi cura di un cranio di un’anima abbandonata e anonima, la cosiddetta capuzzella, in cambio di protezione.

Un luogo ricco di storia, a ridosso dell’antica Neapolis, dunque in pieno centro, ma con più di una caratteristica in comune con le periferie. Si tratta infatti di uno dei rioni più complessi della città, escluso dalla vita urbana. Vi è un’alta dispersione scolastica ed in passato era noto solo per la presenza di attività illegali, ma era una visione parziale che non rendeva giustizia della complessità di questa comunità. Nonostante ciò, da quasi due decenni è iniziata un’azione di riscatto del quartiere grazie all’intraprendenza di un prete visionario, don Antonio Loffredo, capace di aprire una palestra di boxe nella sacrestia della basilica, con tanto di istruttori delle Fiamme Oro.

Un anno di lavoro al Rione Sanità
Il racconto attraverso le immagini

La mappa dei progetti
nella città di Napoli

La squadra Il gruppo di lavoro di Rione Sanità – Napoli

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